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staff-aiu-kiev-food-settembre-2016Per le PMI, una scelta decisamente vincente è proprio quella di puntare sulle esportazioni dei prodotti Made in Italy verso i paesi emergenti.

I dati sono davvero ottimi: +48% entro il 2017, per un valore di 136 miliardi di euro ed un incremento di 44 miliardi. Le imprese italiane che sono all’interno dell’export del Made in Italy sono circa 13milardi di cui l’89% sono PMI.
“Entrare nei nuovi mercati può essere difficile per le PMI italiane, considerate le grandi distanze geografiche e talvolta culturali da colmare per raggiungerli” L’analisi di mercato inizia da una precisa ed attenta considerazione: nel 2017 nel mondo saranno presenti 192 milioni di nuovi ricchi in più rispetto al 2011, la metà dei quali sarà proveniente dai Paesi della Cina, India e Brasile. Una classe benestante che si sta decisamente ampliando anche in paesi più vicini all’Italia (e quindi più appetibili per le PMI italiane) come Russia, Polonia, Turchia. Il valore complesso dell’import-export di questi paesi al 2017 sfiorerà i 136 miliardi di euro (135,886 mld), con un incremento del 48,2% sul 2011 che vale 44 miliardi. Un’impresa deve stare molto attenta a non poter perdere di vista il proprio posizionamento sui mercati maturi, ma i margini di crescita sugli emergenti sono nettamente superiori di 20 punti percentuali. Stiamo parlando di prodotti “belli e ben fatti” (BBF) riguardo ad un preciso segmento di mercato: prodotti di fascia medio-alta, ma non di lusso, dei vari settori alimentare, abbigliamento e tessile-casa, calzature, arredamento. Un sottoinsieme del Made in Italy che come valore 51 miliardi di euro a fine 2011, pari ad un totale del 14% delle esportazioni manifatturiere totali italiane. Il 36% giunge dall’alimentare, il 32% dall’abbigliamento e tessile casa, il 14% dalle calzature e il 18% dai beni d’arredo.

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PERCHÉ I PAESI EMERGENTI Nel 2020 la popolazione benestante (target del BBF italiano) sarà pari a 655 milioni nei paesi emergenti (174 milioni in più rispetto al 2014), concentrata soprattutto nei principali centri urbani di Cina, India e Indonesia. Forte crescita della classe benestante anche nei paesi più vicini, come ad esempio la Turchia. Le importazioni di BBF da parte dei paesi emergenti saranno complessivamente pari a 223 miliardi (78 in più rispetto al 2014). A oggi, la quota italiana sul consumo di BBF degli emergenti è in media pari al 7,3% (con oscillazioni dal 4% al 25% a seconda del paese). Esistono dunque, ampi margini di miglioramento.
Nel 2021 le importazioni di alimentare BBF italiano dei trenta nuovi mercati arriveranno a 2,8 miliardi di euro, 598 milioni in più rispetto al 2015. All’interno del settore, quest’anno per la prima volta, sono stati approfonditi due comparti, salumi e VSA, in cui l’Italia ha posizionamenti eccellenti nei mercati maturi, ma che sono ancora poco Presenti negli emergenti.
Le esigue quote di mercato (5,5% e 8,1% nei nuovi mercati, rispetto a 23,3% e 23,2% nei maturi) derivano non tanto da un’assenza di domanda, ma piuttosto da ostacoli (divieti all’import, normative restrittive sulla sicurezza alimentare, complicati processi per ottenere certificazioni ed etichettature) che frenano gli scambi.
Posizionamento dell’Italia Abbigliamento e Alimentare – accessibilità e quota italiana

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PRESUPPOSTI PER ADESIONE In questo momento per le piccole e medie imprese il mercato internazionale può rappresentare una buona soluzione per porre rimedio alla crisi della domanda interna. Grazie all’import-export un sacco di imprese che, per anni, sono rimaste ancorate alla struttura economica del territorio d’origine, ora hanno la possibilità di inserirsi nei nuovi mercati e raggiungere il massimo, nuove innovazioni professionali e molta più competitività. Le fasi di internazionalizzazione non sono facili o veloce: è necessario avere buona conoscenza specifica, basi commerciali ed ottime capacità di analisi: senza questi input una piccola e media impresa non sarebbe in grado di lavorare nel mondo dell’import-export ed entrare in un nuovo mercato. La maggior parte delle domande delle imprese sono: “In quali mercati posso lavorare? In quali aree geografiche è meglio lavorare? Come posso organizzare il mio ufficio di import-export? Come dovrei comportarmi con usi, documenti fiscali e pagamenti?”

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E’ necessario che anche una piccola realtà sia in grado di rispondere a tutti quei requisiti chiave necessari per chi decida di avventurarsi nel mondo dell’attività import-export,alcuni di essi sono: • La conoscenza della cultura dell’internazionalizzazione all’interno dell’azienda • Possedere risorse umane adeguate • Possedere le specifiche competenze, abilità e alcune informazioni sulle regole e le procedure di import-export • Possedere un piano per procedere nella ricerca di clienti e la realizzazione della vendita di prodotti
La seconda chiave intende delineare l’area in cui si desidera operare: scegliere il paese di interesse è assolutamente decisivo e prendendo in considerazione tutti i possibili contatti e relazioni con chi già si conosce ed effettuare studi sulla situazione economica del paese di destinazione, il rapporto con i clienti e tutti i prodotti che sono più popolari. Una volta che questi due aspetti sono stati analizzati la piccola media impresa può iniziare a preparare l’import-export.
I RISCHI DELL’IMPORT-EXPORT Lavorare nel mondo dell’import-export rappresenta una serie di rischi che le PMI devono tenere sempre bene a mente. Tali rischi sono di diversa natura, ma possono tutti avere conseguenze di tipo legislativo. Le imprese potrebbero dunque imbattersi in: • Rischi di natura politica • Rischi legati al transfer • Rischi legati a cause di forza maggiore • Rischi legati alle normative straniere Oltre a questi sopra elencati vi sono molti altri rischi in cui la società può inciampare e riguardano principalmente le procedure che devono essere eseguite prima e durante il passaggio della dogana. Gli importatori devono tenersi sempre aggiornati circa le regole che si applicano e che riguardano l’importazione dei prodotti in questioni,il controllo delle fatture e l’informarsi in anticipo sui dazi doganali dovuti nel paese in cui si è deciso di importare le merci.

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Per evitare di incorrere in eventuali errori le aziende possono sempre contare sul consiglio di persone professionisti del ramo, ad esempio gli spedizionieri.
IL MADE IN ITALY Il termine “Made in Italy” indica che un certo prodotto è interamente progettato, fabbricato e confezionato in Italia (stando ai dati il Made in Italy è il terzo marchio al mondo per notorietà). L’espressione nacque a difesa dell’italianità dei prodotti soprattutto in quattro principali settori : moda, cibo, arredamento e meccanica; Il marchio è diventato fondamentale per l’export italiano tanto da essere considerata una categoria commerciale vera e propria, diversa da tutte le altre e quindi a sé stante. Grazie soprattutto a tali caratteristiche che differenziano i nostri prodotti da quelli di molti altri paesi pare che l’export italiano continui ad essere un punto chiave dell’economia stessa e che senza le esportazioni probabilmente la situazione delle nostre imprese sarebbe molto complessa; Il Made in Italy svolge in questo un ruolo fondamentale garantendo importanza e fiducia. In riferimento all’anno 2014, affrontando un discorso più generale e attenti alla pubblicazione di dati e statistiche, sembra evidente che il ruolo più importante in Italia sia stato svolto dalle piccole e medie imprese che hanno portato le proprie importazione a salire del 3,3% rispetto all’anno precedente. A livello settoriale i più dinamici riguardano i prodotti in legno, il settore degli articoli in pelle, quello dell’abbigliamento in senso stretto ed infine quello alimentare. Esportare, portare quindi un prodotto fuori dallo Stato in cui è stato prodotto affinché sia venduto, rappresenta una delle più grandi risorse a livello sia economico che culturale. L’Italia con il suo Made in Italy ne sono la prova reale e concreta. Essere a conoscenza di norme e usi dei Paesi che ricevono e garantire loro qualità e sicurezza sono probabilmente le chiavi del successo nel mondo dell’export.