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Progetto agroalimentare Sicilia Ucraina , a Modica  8-10 giugno 2017 .

Incontro tra Camera di Commercio in Italia ed Ucraina con oltre 100 aziende delle eccellenze siciliane 

Commercio italia Ucraina

Commercio italia Ucraina

Il risultato ottenuto dall’incontro e particolarmente positivo con la sottoscrizione di mandati esplorativi per i reciproci mercati.

Il Presidente AIU Riccardo Ferretti ringrazia :

  • L’Ambasciatore d’Italia a Kiev ed il Responsabile dell’ufficio Visti per l’immediato aiuto e supporto dato alla delegazione Ucraina
  • La Delegazione ucraina che è riuscita a dimostrare un Paese che compie sempre più passi verso l’Europa
  • LaCamera di commercio regionale di Kiev Ucraina
  • Le Istituzioni Siciliane e di Modica in particolare che ci hanno ospitato
  • La Camera di Commercio di Ragusa che ci ha assistito
  • I presidenti dei Consorzi che ci hanno fatto partecipi della qualità e delle eccellenze dei prodotti agroalimentari Siciliani e dei servizi turistici locali
  • I titolari di tutte le aziende locali che ci hanno fatto visitare le loro realtà produttive e ci hanno offerto degustazioni e ospitalità
  • I cittadini di Modica che ci hanno accolto nella loro splendida cittadina
  • e non ultimo a tutto lo staff di AIU ed ai suoi soci che ci hanno permesso di organizzare questo evento.

Nonsolomoda. Il “made in Italy” che ci fa ricchi è fatto di viti bulloni e rubinetti

Le piccole e medie aziende specializzate in settori di “nicchia”. Sono loro la vera risorsa del nostro Paese. Tengono testa ai colossi internazionali. E nonostante le difficoltà esportano sempre di più

Viti e bulloni. Nel linguaggio degli affari si chiamano fasteners, termine inglese che nei manuali tecnici viene tradotto come «elementi di fissaggio». Ma anche all’estero molti conoscono le due parole dell’italiano corrente: viti e bulloni, appunto. Un’espressione diffusa e praticata in più di un continente per una ragione semplice: i migliori fasteners del mondo arrivano da un triangolo di nemmeno 30 chilometri di lato che ha come vertici Monza, Como e Lecco.

Qui, in Brianza, hanno sede tre dei protagonisti globali del settore: Fontana, Agrati e Oeb (Officine Egidio Brugola). Producono ogni anno centinaia di milioni di pezzi con i materiali più sofisticati, dimensioni precise nell’ordine dei micron, la capacità di resistere a sollecitazioni inaudite. Insieme alle altre aziende italiane che lavorano nel comparto raggiungono un fatturato di 2 miliardi di euro. Di questo giro d’affari il 70% viene esportato: 1,4 miliardi di euro incassati ogni 12 mesi dalle aziende tricolori.

HI-TECH SCONOSCIUTO

Un esempio. Uno tra i tanti. Perché quando si parla di made in Italy conviene a volte abbandonare le strade conosciute e dimenticarsi delle grandi case di moda, dei celebrati marchi del lusso o dei più tradizionali prodotti alimentari. Una buona fetta di quei 415 miliardi esportati dalle aziende italiane (il 25% del Prodotto interno lordo) arriva da settori meno «glamour», dove a dominare sono piccole o medie aziende, i protagonisti sono imprenditori che nessuno conosce. E in cui, però, gli italiani sono riusciti a conservare e sviluppare capacità che da artigianali sono diventate hi-tech.

È il caso dei «fasteners», ma anche di altre decine di microsettori: dai rubinetti alle valvole, dalle pompe industriali alle caldaie, e si potrebbe continuare a lungo.

«Le viti sembrano un prodotto povero, ma in realtà è vero il contrario», spiega per esempio Sergio Pirovano, numero uno della Faire di Casatenovo, paesone più o meno al centro di quel triangolo brianzolo citato in precedenza. Pirovano, che è anche presidente di Upiveb, l’associazione di settore, produce rondelle, le piastrine metalliche che, strette sotto un dado o sotto la testa di un bullone, ne impediscono il movimento. «Il problema non è produrre una semplice rondella. La sfida è farne milioni di qualità elevata e costante, con difetti statisticamente pari a zero. I pezzi che produco io vengono utilizzati negli impianti ad elevatissima automazione. E quando c’è di mezzo un robot, anche la più piccola anomalia diventa un problema in grado di bloccare macchine sofisticatissime». L’azienda di Pirovano, 130 dipendenti, 35 milioni il giro d’affari (55% all’estero), è riuscita in quella che sembra un po’ la quadratura del cerchio: esportare i suoi prodotti in casa dell’arcinemico (sul piano commerciale) cinese: «Lavoriamo per i grandi costruttori che hanno trasferito là la produzione», conclude.

Gran parte del distretto brianzolo si è specializzato proprio nel settore automotive. E dalla Brianza arriva complessivamente quasi un quarto delle viti utilizzate nel mondo per tenere insieme le varie parti di un’auto.

Il colosso indiscusso è il gruppo Fontana, 4mila dipendenti, un fatturato vicino ai 900 milioni di euro. Da Veduggio con Colzano, in provincia di Monza, l’azienda è cresciuta fino a raggiungere i 19 stabilimenti in tutto il mondo, dal Brasile agli Stati Uniti. L’ultimo, in ordine di tempo, in India. Ogni anno la società impegna circa il 2% del giro d’affari in ricerca e sviluppo.

A un tiro di schioppo dalla Fontana è l’altro gigante, la Agrati. Anche lei è nata e ha sede a Veduggio (4.300 abitanti, due leader mondiali). In questo caso il fatturato supera i 640 milioni di euro ed è frutto dell’ultima operazione, messa a segno pochi mesi fa, l’acquisto di uno dei maggiori produttori americani, la Cmg: quattro stabilimenti in Illinois, Ohio e Indiana, dedicati a viti, bulloni e dadi. Con il recente shopping le fabbriche sono diventate 12 e i dipendenti 2500. Più piccolo è il terzo global player, la Oeb. Il giro d’affari è di 130 milioni, ma l’azienda ha dalla sua una specializzazione precisa: quella delle viti per le testate dei motori (vedi anche articolo a fianco).

PRIMI IN CLASSIFICA

In difficoltà quando si tratta di creare e gestire grandi gruppi industriali l’Italia è invece il Paese dei cosiddetti «re di nicchia», piccole aziende super-specializzate in micro settori che spesso riescono a raggiungere i vertici delle classifiche mondiali. Anima, l’associazione della «meccanica varia» aderente a Confindustria, è una federazione che raccoglie le imprese di una trentina di settori industriali, in molti dei quali il nostro Paese è tra i primi esportatori mondiali. Rubinetti e valvole, per esempio, sono prodotti che non dicono nulla a gran parte degli italiani. Eppure le 600 aziende del settore contribuiscono all’attivo della bilancia commerciale con un export di oltre 4,5 miliardi di euro (sui 7 miliardi di produzione complessiva).

In tutta Europa, soprattutto in grandi Paesi come Francia, Germania e Gran Bretagna, i rubinetti «made in Italy» si vendono alla grande. Ma i prodotti tricolori vanno forte anche sui mercati del Medio ed Estremo Oriente (Cina, Corea e Arabia Saudita) e soprattutto negli Stati Uniti, dove nel 2015 la crescita ha raggiunto il 18%. Anche qui, come nel caso delle capitali brianzole delle viti, è merito della forza di due «distretti», quello di Lumezzane, nel bresciano, e quello piemontese di Novara e Cusio-Valsesia, aree in cui si concentrano molti tra i protagonisti del settore. Ancora più sconosciuto il settore della cosiddetta «caldareria», la produzione di caldaie o serbatoi per liquidi e gas. Anche in questo caso però i serbatoi tricolori contribuiscono alla ricchezza nazionale con un export da 1,5 miliardi, corrispondenti al 50% della produzione complessiva.

ATTENTI AL CLIENTE

«In molti settori industriali il nostro concorrente più agguerrito è la Germania. Ed è interessante notare la diversità dei due approcci, perché dice molto sui successi delle aziende italiane», spiega Carlo Banfi, vice-presidente di Anima con delega all’internazionalizzazione. «Quando il tedesco va da un cliente, gli dice: questa è la nostra macchina, è la migliore. Se poi c’è un problema parte dal presupposto che non è legato al prodotto che ha venduto ma all’impianto in cui è stato inserito. L’italiano è tutto diverso: va dal possibile compratore e gli dice: di che cosa hai bisogno? Io sono in grado di farlo appositamente per te. E se c’è un problema lo risolviamo insieme».

È questo un altro segreto dei tanti imprenditori e manager italiani che vendono il prodotto Italia in giro per il mondo: accanto alla competitività sui prezzi, alla super-specializzazione, un’assistenza al cliente che ogni volta è fatta su misura.

Il settore in cui lavora Banfi, che è anche presidente dell’associazione dei produttori di pompe industriali, è un buon esempio di come funziona il «made in Italy»: 200 aziende tutte piccole o medio-piccole (solo un paio tra di loro hanno fatturati che si aggirano intorno ai 250 milioni di euro) e tutte superspecializzate. In molti casi sono guidate da un imprenditore, in altri l’azienda italiana fa parte di una multinazionale. I risultati? Il 70% della produzione, più o meno 1,8 miliardi, finisce all’estero.

Ecco il nuovo”sarcofago” per Chernobyl: ci proteggerà per un secolo (si spera…)
L’enorme struttura isolerà il reattore grazie anche alla tecnologia italiana

Francesco De Remigis – Mer, 30/11/2016 – 08:25
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A trent’anni dal disastro di Chernobyl, uno scudo d’acciaio ha coperto il reattore numero 4 che esplose il 26 aprile 1986, sprigionando una nuvola radioattiva e un incendio che durerà più di dieci giorni.

Le tonnellate di sabbia, argilla e piombo riversate dagli elicotteri poterono poco contro la nube di detriti polverizzati. A poca distanza dalla centrale nucleare furono infatti contaminate le cittadine di Pripyat e Chernobyl, e l’area oggi quasi del tutto disabitata fu battezzata «Chernobyl Exclusion Zone». Siamo a nord dell’Ucraina, 130 chilometri dalla capitale Kiev, al confine con la Bielorussia allora Unione Sovietica. É qui che ieri è stato poggiato il nuovo sarcofago di protezione del reattore. La più grande struttura terrestre mobile al mondo.

Un sistema di giganteschi cric idraulici ha impiegato cinque giorni per piazzare la «coperta» costata 1,5 miliardi di euro, del peso di 36 ( mila ) tonnellate (tre volte e mezzo la Tour Eiffel), e finanziata dalla Bers, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. «L’arco isolerà il reattore numero 4 ed è progettato per durare 100 anni, per dare all’Ucraina la possibilità di smantellare il reattore e renderlo sicuro per sempre», spiega David Driscoll, responsabile per la sicurezza di Novarka, il consorzio francese che nel 2010 ha rilanciato i lavori dopo anni di rinvii. L’ultima interruzione dovuta al ritiro dei fondi e del personale specializzato russo dopo la crisi in Crimea è stata superata con nuovi finanziamenti e l’impiego di operai ucraini.

Xavier Huillard, presidente e ad di Vinci costruzioni, che rappresenta il 50% della joint venture Novarka, spiega: «La tenacia paga, c’è emozione per una tecnologia fuori dal comune». Alla costruzione ha dato un contributo determinante anche l’azienda italiana Cimolai. L’acciaio che compone l’arco del sarcofago è infatti made in Pordenone dove sono stati realizzati 25 mila tonnellate di tubi metallici. La struttura, alta 110 metri, larga 257 e lunga 164 è stata assemblata in un’area adiacente al reattore. Due parti distinte fatte scivolare lungo dei binari fino a coprire il primo «scudo», costruito in tutta fretta pochi giorni dopo il disastro direttamente sopra l’edificio del reattore.

Fu completato a novembre, ma durò poco. Il cemento che doveva isolare il magma radioattivo contenuto nel reattore fu corroso dall’interno. Calore e radiazioni. Doveva durare fra i 20 e i 30 anni, invece nel ’93 la resistenza fu ridotta a sette. Per realizzarlo morirono decine di operai e trent’anni dopo la radioattività del sito è ancora tale che un uomo, all’interno dell’edificio, perirebbe in pochi minuti. Perfino i robot del nuovo progetto sarebbero andati fuori uso se non sostituiti per tempo.

Il nuovo sarcofago è stato dunque assemblato in un’area adiacente e in due parti distinte che una volta completate sono state fatte scivolare lungo dei binari fino a coprire il primo sarcofago. Lavori finanziati da oltre 40 Paesi ripresi il 13 marzo 2012 con oltre mille lavoratori da venticinque nazioni, tra cui 22 operai e ingegneri italiani. La seconda tappa prevede ora lo smantellamento di 250 tonnellate di magma radioattivo, ciò che rimane del reattore e lo stoccaggio dei rifiuti ancora presenti all’interno. «L’Italia spiega l’ambasciatore italiano a Kiev Davide La Cecilia ha contributo alla messa in sicurezza del sito di Chernobyl con una somma che si aggira intorno ai 100 milioni di euro, versati negli anni ai fondi ad hoc istituiti dalla Bers». L’ultima tranche dell’Unione europea è stata di 70 milioni.

fonte : http://www.ilgiornale.it/news/politica/ecco-nuovo-sarcofago-chernobyl-ci-protegger-secolo-si-spera-1337188.html

staff-aiu-kiev-food-settembre-2016Per le PMI, una scelta decisamente vincente è proprio quella di puntare sulle esportazioni dei prodotti Made in Italy verso i paesi emergenti.

I dati sono davvero ottimi: +48% entro il 2017, per un valore di 136 miliardi di euro ed un incremento di 44 miliardi. Le imprese italiane che sono all’interno dell’export del Made in Italy sono circa 13milardi di cui l’89% sono PMI.
“Entrare nei nuovi mercati può essere difficile per le PMI italiane, considerate le grandi distanze geografiche e talvolta culturali da colmare per raggiungerli” L’analisi di mercato inizia da una precisa ed attenta considerazione: nel 2017 nel mondo saranno presenti 192 milioni di nuovi ricchi in più rispetto al 2011, la metà dei quali sarà proveniente dai Paesi della Cina, India e Brasile. Una classe benestante che si sta decisamente ampliando anche in paesi più vicini all’Italia (e quindi più appetibili per le PMI italiane) come Russia, Polonia, Turchia. Il valore complesso dell’import-export di questi paesi al 2017 sfiorerà i 136 miliardi di euro (135,886 mld), con un incremento del 48,2% sul 2011 che vale 44 miliardi. Un’impresa deve stare molto attenta a non poter perdere di vista il proprio posizionamento sui mercati maturi, ma i margini di crescita sugli emergenti sono nettamente superiori di 20 punti percentuali. Stiamo parlando di prodotti “belli e ben fatti” (BBF) riguardo ad un preciso segmento di mercato: prodotti di fascia medio-alta, ma non di lusso, dei vari settori alimentare, abbigliamento e tessile-casa, calzature, arredamento. Un sottoinsieme del Made in Italy che come valore 51 miliardi di euro a fine 2011, pari ad un totale del 14% delle esportazioni manifatturiere totali italiane. Il 36% giunge dall’alimentare, il 32% dall’abbigliamento e tessile casa, il 14% dalle calzature e il 18% dai beni d’arredo.

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PERCHÉ I PAESI EMERGENTI Nel 2020 la popolazione benestante (target del BBF italiano) sarà pari a 655 milioni nei paesi emergenti (174 milioni in più rispetto al 2014), concentrata soprattutto nei principali centri urbani di Cina, India e Indonesia. Forte crescita della classe benestante anche nei paesi più vicini, come ad esempio la Turchia. Le importazioni di BBF da parte dei paesi emergenti saranno complessivamente pari a 223 miliardi (78 in più rispetto al 2014). A oggi, la quota italiana sul consumo di BBF degli emergenti è in media pari al 7,3% (con oscillazioni dal 4% al 25% a seconda del paese). Esistono dunque, ampi margini di miglioramento.
Nel 2021 le importazioni di alimentare BBF italiano dei trenta nuovi mercati arriveranno a 2,8 miliardi di euro, 598 milioni in più rispetto al 2015. All’interno del settore, quest’anno per la prima volta, sono stati approfonditi due comparti, salumi e VSA, in cui l’Italia ha posizionamenti eccellenti nei mercati maturi, ma che sono ancora poco Presenti negli emergenti.
Le esigue quote di mercato (5,5% e 8,1% nei nuovi mercati, rispetto a 23,3% e 23,2% nei maturi) derivano non tanto da un’assenza di domanda, ma piuttosto da ostacoli (divieti all’import, normative restrittive sulla sicurezza alimentare, complicati processi per ottenere certificazioni ed etichettature) che frenano gli scambi.
Posizionamento dell’Italia Abbigliamento e Alimentare – accessibilità e quota italiana

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PRESUPPOSTI PER ADESIONE In questo momento per le piccole e medie imprese il mercato internazionale può rappresentare una buona soluzione per porre rimedio alla crisi della domanda interna. Grazie all’import-export un sacco di imprese che, per anni, sono rimaste ancorate alla struttura economica del territorio d’origine, ora hanno la possibilità di inserirsi nei nuovi mercati e raggiungere il massimo, nuove innovazioni professionali e molta più competitività. Le fasi di internazionalizzazione non sono facili o veloce: è necessario avere buona conoscenza specifica, basi commerciali ed ottime capacità di analisi: senza questi input una piccola e media impresa non sarebbe in grado di lavorare nel mondo dell’import-export ed entrare in un nuovo mercato. La maggior parte delle domande delle imprese sono: “In quali mercati posso lavorare? In quali aree geografiche è meglio lavorare? Come posso organizzare il mio ufficio di import-export? Come dovrei comportarmi con usi, documenti fiscali e pagamenti?”

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E’ necessario che anche una piccola realtà sia in grado di rispondere a tutti quei requisiti chiave necessari per chi decida di avventurarsi nel mondo dell’attività import-export,alcuni di essi sono: • La conoscenza della cultura dell’internazionalizzazione all’interno dell’azienda • Possedere risorse umane adeguate • Possedere le specifiche competenze, abilità e alcune informazioni sulle regole e le procedure di import-export • Possedere un piano per procedere nella ricerca di clienti e la realizzazione della vendita di prodotti
La seconda chiave intende delineare l’area in cui si desidera operare: scegliere il paese di interesse è assolutamente decisivo e prendendo in considerazione tutti i possibili contatti e relazioni con chi già si conosce ed effettuare studi sulla situazione economica del paese di destinazione, il rapporto con i clienti e tutti i prodotti che sono più popolari. Una volta che questi due aspetti sono stati analizzati la piccola media impresa può iniziare a preparare l’import-export.
I RISCHI DELL’IMPORT-EXPORT Lavorare nel mondo dell’import-export rappresenta una serie di rischi che le PMI devono tenere sempre bene a mente. Tali rischi sono di diversa natura, ma possono tutti avere conseguenze di tipo legislativo. Le imprese potrebbero dunque imbattersi in: • Rischi di natura politica • Rischi legati al transfer • Rischi legati a cause di forza maggiore • Rischi legati alle normative straniere Oltre a questi sopra elencati vi sono molti altri rischi in cui la società può inciampare e riguardano principalmente le procedure che devono essere eseguite prima e durante il passaggio della dogana. Gli importatori devono tenersi sempre aggiornati circa le regole che si applicano e che riguardano l’importazione dei prodotti in questioni,il controllo delle fatture e l’informarsi in anticipo sui dazi doganali dovuti nel paese in cui si è deciso di importare le merci.

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Per evitare di incorrere in eventuali errori le aziende possono sempre contare sul consiglio di persone professionisti del ramo, ad esempio gli spedizionieri.
IL MADE IN ITALY Il termine “Made in Italy” indica che un certo prodotto è interamente progettato, fabbricato e confezionato in Italia (stando ai dati il Made in Italy è il terzo marchio al mondo per notorietà). L’espressione nacque a difesa dell’italianità dei prodotti soprattutto in quattro principali settori : moda, cibo, arredamento e meccanica; Il marchio è diventato fondamentale per l’export italiano tanto da essere considerata una categoria commerciale vera e propria, diversa da tutte le altre e quindi a sé stante. Grazie soprattutto a tali caratteristiche che differenziano i nostri prodotti da quelli di molti altri paesi pare che l’export italiano continui ad essere un punto chiave dell’economia stessa e che senza le esportazioni probabilmente la situazione delle nostre imprese sarebbe molto complessa; Il Made in Italy svolge in questo un ruolo fondamentale garantendo importanza e fiducia. In riferimento all’anno 2014, affrontando un discorso più generale e attenti alla pubblicazione di dati e statistiche, sembra evidente che il ruolo più importante in Italia sia stato svolto dalle piccole e medie imprese che hanno portato le proprie importazione a salire del 3,3% rispetto all’anno precedente. A livello settoriale i più dinamici riguardano i prodotti in legno, il settore degli articoli in pelle, quello dell’abbigliamento in senso stretto ed infine quello alimentare. Esportare, portare quindi un prodotto fuori dallo Stato in cui è stato prodotto affinché sia venduto, rappresenta una delle più grandi risorse a livello sia economico che culturale. L’Italia con il suo Made in Italy ne sono la prova reale e concreta. Essere a conoscenza di norme e usi dei Paesi che ricevono e garantire loro qualità e sicurezza sono probabilmente le chiavi del successo nel mondo dell’export.

Uiv, 2014 soddisfacente per spumanti +16,4% in valore

Zonin, in primi 8 mesi +21,7% in volume, acceleratore su export

 – “Il comparto nazionale dei vini spumanti potrà chiudere il 2014 con moderata soddisfazione, vedendo complessivamente consolidati i consumi nel mercato interno e registrando un incremento interessante nell’export che nei primi 8 mesi del 2014 segna +21,7% in volume e +16,4% in valore, prediligendo tra le piazze straniere: Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Russia, Svizzera, Giappone e Cina”. Così Domenico Zonin, presidente Unione Italiana Vini – la principale organizzazione di settore nel comparto, espressione della rappresentanza nazionale e unitaria di tutti i soggetti imprenditoriali e professionali della filiera vitivinicola – commenta le stime fornite dalle aziende associate relativamente al bilancio 2014 per i vini spumanti, incrociate con i più recenti dati Ismea sui primi 8 mesi dell’anno.

Tuttavia ”credo si debba prendere atto il comparto spumantistico nazionale – aggiunge il presidente Zonin – fatica a strutturarsi organicamente per affrontare con coesione e determinazione il salto inevitabile verso i mercati stranieri, sempre più interessati al nostro prodotto di qualità. I vini spumanti – prosegue Domenico Zonin – soffrono di una dicotomia commerciale significativa.

Dall’elaborazione dei nostri dati interni, infatti, risulta evidente come il Metodo Classico (Franciacorta, Trento, Alta Langa, Oltrepò Pavese) sia ancora troppo orientato al mercato italiano rispetto ai vini prodotti con metodo Charmat (Prosecco, Asti) che, invece, trovano all’estero grande spazio, e non solo per la politica del prezzo, facendo registrare numeri molto importanti”.

“Per cominciare con buon gusto il 2015 – conclude Zonin – auspico che il brindisi di fine anno possa esaltare e celebrare la qualità italiana: da nord a sud, un’ampia scelta di ottimo vino potrà certamente soddisfare i gusti e le tasche di tutti”.

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Il Vice Ministro Calenda ha mostrato in anteprima a Davos un video – che il Ministero e ICE hanno prodotto – per evidenziare i nostri punti di forza e sfatare alcuni dei principali luoghi comuni sull’Italia, cioè che il Made in Italy sia in grado di esprimere solo prodotti della moda e del design, oltre che naturalmente agroalimentari.

Il video “Italy the Extraordinary Commonplace” confuta gli stereotipi sull’Italia e la racconta dunque quale essa è, cioè un grande produttore di beni tecnologici, secondo esportatore europeo nel settore meccanica e automazione. Il filmato vuole generare nuova consapevolezza sul nostro Paese, sulle sue eccellenze, sul suo reale posizionamento nel mondo, per stimolare la crescita del Made in Italy all’estero e aumentare gli investimenti stranieri in Italia.

Friuli Venezia Giulia

Ucraina: inaugurato impianto Danieli

Complesso avanguardistico da 700mln Usd di Interpipe

04 ottobre, 20:35

Ucraina: inaugurato impianto Danieli (ANSA) – UDINE, 4 OTT -Inaugurato a Dnepropetrovsk il nuovo complesso siderurgico da 700 mln doll, di cui 230 garantiti da Sace, commissionato da Interpipe al gruppo friulano Danieli.

L’impianto di Interpipe e’ il maggior investimento privato in Ucraina dall’indipendenza. Con esso Interpipe diventa primo produttore d’acciaio dell’ Europa orientale, con una capacita’ produttiva a pieno regime di 1.320 tonnellate l’anno. Impiegate tecnologie verdi dimezzando consumi, anche di gas naturale, ed emissioni Co2e.

Formalità prematrimoniali per sposarsi in Ucraina

  1. 1)Il Cittadino Italiano deve presentare i seguenti documenti:

– passaporti validi di entrambi i nubendi;

– compilare presso questo ufficio un’autocertificazione in base agli art. 46 e 47     del D.P.R. 28/12/2000 n. 445;      

  1. 2)Nulla Osta al matrimonio:

Il Nulla Osta viene predisposto direttamente in lingua ucraina, dalla Cancelleria Consolare, sulla base dell’autocertificazione redatta dal cittadino italiano e dopo avere acquisite le opportune conferme da parte dei Comuni di nascita e residenza.

Verrà rilasciato nei tempi previsti dalle normative in vigore. Il Nulla Osta dovrà essere apostillato dal Ministero degli Esteri ucraino a Kiev .
Contestualmente dovrete far tradurre il passaporto italiano in Ucraino da  interprete riconosciuto da Notaio .

  1. 3)Trascrizione:

Celebrato il matrimonio,ottenuto il certificato dell’atto di matrimonio. Lo stesso deve essere legalizzato e quindi Apostillato  (Ministero della Giustizia ucraino) e tradotto in lingua italiana presso uno dei traduttori di riferimento (lista disponibile nella bacheca situata negli spazi di attesa del pubblico presso la Cancelleria consolare)  o da un interprete certificato da un notaio ucraino e di seguito legalizzato con Apostille presso il Ministero di Giustizia ucraino.

L’atto di matrimonio sarà poi consegnato agli sportelli della Cancelleria consolare che provvederà alla spedizione ,con email certificata al Comune italiano di residenza per la successiva trascrizione nei registri di stato civile se la moglie avrà necessità del rilascio visto ;                  

in alternativa la coppia potrà provvedere alla trascrizione dell’atto presso il suo Comune di competenza.

  1. 4)Scelta del regime patrimoniale:

Gli sposi, alla consegna dell’atto di matrimonio, hanno la facoltà di scegliere un regime patrimoniale diverso da quello legale, in particolare, di optare per il regime di separazione dei beni.

Tale atto viene predisposto dalla Cancelleria Consolare, in presenza di entrambi gli sposi e di due testimoni cittadini italiani, previo appuntamento.

Esso verrà trasmesso al Comune di competenza insieme all’atto di matrimonio per le relative annotazioni marginali.

  1. 5)Visto per il coniuge straniero:

Ove necessario e su richiesta dell’utenza, la Cancelleria Consolare rilascerà una copia conforme all’originale dell’atto di matrimonio ai fini del rilascio del visto per ricongiungimento.

  1. 6)Note relative ai cittadini divorziati :

Prima del viaggio procuratevi una copia dell’estratto di matrimonio con le annotazioni , apostillata in prefettura ( in mancanza delle annotazioni ) procurarsi anche una sentenza originale ,apostillata in Tribunale.

Questi documenti dovranno essere tradotti in Ucraina da interprete riconosciuto da Notaio .

  1. 7)Note relative ai cittadini  vedovi:

Prima del viaggio procuratevi una copia dell’estratto di matrimonio con le annotazioni e un certificato di morte ,entrambi  apostillati in prefettura .

Questi documenti dovranno essere tradotti in Ucraina da interprete riconosciuto da Notaio .

N.B.:Si accede in Cancelleria consolare dal lunedì al giovedì dalle ore 9,15 alle ore 13,30 e dalle ore 15,15 alle ore 16,30.
Il venerdi l’Ufficio è chiuso al pubblico . Il sabato , la domenica e tutti i giorni festivi da calendario Italiano l’ufficio e’ chiuso  .

Il Ministero degli Esteri Ucraino e’ chiuso al pubblico il giovedi e non lavora sabato , domenica e tutti i giorni festivi da calendario Italiano .

Il Ministero della Giustizia Ucraino e’ chiuso al pubblico il giovedi  e non lavora sabato , domenica e tutti i giorni festivi da calendario Ucraino.

Gli Uffici matrimoni , ( possono riservarsi fino a 30 gg per celebrare il matrimonio ) sono chiuso al pubblico la domenica, il lunedi  e tutti i giorni festivi da calendario Ucraino. per accellerare o prenotate anticipatamente o chiedeteci l’assistenza.

Molti siti ed fantomatici Esperti asseriscono che tutto e’ semplice ,facile e si puo’ fare da soli . Ma sempre piu’ spesso dobbiamo assistere clienti che si sono impantanati a Kiev per 20 giorni pagando tutti e tutto per poi lamentarsi del tempo e dei soldi perduti . Non tutti siamo capaci di districarci nella burocrazia , o possono soggiornare a lungo a Kiev considerando i costi e le disponibilità di tempo libero a disposizione. Noi garantiamo che con la nostra assistenza legale , in 4 giorni sarete sposati e avrete fatto richiesta di visto per la moglie .

Articolo aggiornato ad agosto 2013

Aggiornato ad agosto 2013

Secondo la Normativa Ucraina sono possibili 2 diverse soluzioni ( devorce Ukraine )

Giudiziaria ( in tribunale ) ed Amministrativa ( presso lo zaks )

Non ci dilungheremo sulla seconda perche inaccettata dall’ordinamento Italiano . Molti Forum ne parlano , ma sono totalmente inattendibili.

Ad oggi 25 agosto 2013 tutti i Comuni d’Italia rifiutano l’applicazione automatica di cui all’art. 64 L. 218/1995.

Quindi almeno per il momento solo le sentenze sono trascrivibili.

Nel Malaugurato caso in cui abbiate seguito i consigli dei Forum . Contattateci che vi assisteremo per presentare ricorso .

I nostri Legali Vi potranno rappresentare ( anche ,in vostra totale assenza ) su tutto il territorio Ucraino .

Sara’ indispensabile procurarsi fotocopia del passaporto interno del coniuge , se possibile il codice fiscale Ucraino e copia dell’atto di Matrimonio .

Seguendo il caso da zero fino alla sentenza e registrazione della medesima in copia autentica presso l’ Autorità Consolare italiana a Kiev che la trasmettera’ per la trascrizione al vostro Comune.

Ogni caso viene valutato singolarmente , nel rispetto di entrambe le Legislazioni Italiana ed Ucraina.

IMPORTANTE:

Normalmente un caso di divorzio ucraino giudiziario consensuale viene completato in 60 – 90 giorni.

NON sono dovuti gli alimenti alla ex coniuge ucraina  ( assegno mensile divorzio ucraino ) in assenza di figli minori .

I nostri legali sono qualificati a rappresentarsi presso ogni corte di Giustizia ( lawyer ukraine )

articolo di prova 1

articolo di prova 1